Si avvicina Halloween e (su richiesta di una persona) ho scritto una storia noir. E' un primo tentativo e da un pornografo di terz'ordine non aspettatevi granchè, ma almeno saprete (per chi ha letto il mio precedente post e non l'avesse apprezzato) che fine può fare chi non sa cogliere la bellezza di piccoli gesti e momenti di amicizia, sia pure in orari inusitati ....
Il parco
Chissà perché in tanti hanno paura della notte, del buio, in fondo è solo assenza di luce, non c’è del male in sé nella cosa, non c’è male insito, ma tanti non lo sanno e, forse per questo, la affrontano nel modo sbagliato, senza il rispetto che la notte vuole, esige.
La notte di Halloween era finita, o forse no, era un orario assurdo, che per alcuni è la fine della notte, mentre per altri è l’inizio del mattino. Per Luca era tutte e due le cose, la fine di una nottataccia, l’inizio di una giornataccia, o meglio di quella che si annunciava essere una giornataccia, in cui il suo capo avrebbe esibito le prove di quel suo unico momento di debolezza in tanti anni di onesto lavoro alla commissione di disciplina e sarebbe stata la fine per lui.
La notte era iniziata con quegli schiamazzi dei bambinelli del condominio.
“Dolcetto scherzetto”
Quanto li odiava Luca quei bimbi, pronti a travestirsi, lavorare ore attorno ad una zucca, una serie di operazioni inutili che Luca, nella sua misoginia di uomo abbandonato da poco, paragonava alla minuziosità della preparazione della donna all’incontro amoroso. Tanto rumore per nulla, ecco le parole che gli venivano in mente. Cosa poteva mai rappresentare per un bambino un cioccolatino, con la sua carta d’argento o di plastica colorata. Cosa poteva mai cambiare un cioccolatino in più nella vita di un bambino e, pure se il dolcetto avesse avuto una grande influenza nella vita del pargolo, quale ne poteva mai avere nella sua?
Sua moglie se n’era andata da meno di un mese, ma Luca non dimenticava e non perdonava gli ultimi tempi, quando i litigi erano finiti ed era tornata la calma. Erano ancora sotto lo stesso tetto ma avevano deciso che ognuno poteva vivere la sua vita e la vita di Luisa era felice, troppo felice per il cupo Luca. Luca non sapeva per chi, ma sapeva perché prima di uscire Luisa aveva ripreso a farsi bella, a truccarsi gli occhi, cosa che non faceva da tanto. Per lui un ombra di rossetto e via, probabilmente perché così avrebbe evitato un bacetto di troppo, per “le amiche” i minuti di preparazione assommavano spesso a quelli che servono per fare un’ora.
Questi pensieri gli toglievano sempre il sonno e Luca quella notte era lì nel letto ad occhi fissi verso il soffitto. Finalmente la notte di Halloween sembrava terminata. Di certo lo era per i più piccini, magari in qualche locale, con la scusa della festa importata dalle Americhe, si celebrava qualche festicciola. Donnine allegre in attesa sui divanetti. Luca era davvero inorridito da immagini come quelle, da come la morale non esistesse più.
L’orologio ormai segnava le 4.30. Luca non aveva dormito neanche un po’, almeno non lo aveva realizzato. Ma forse sì, forse un po’ sì. Sì senz’altro un po’ sì, perché si ricordava del solito, ricorrente incubo. Che schifo! Luca si alzò, un po’ di TV, ma non c’era nulla, allora decise di uscire, di andare a fare una passeggiata al parco. Sapeva, glielo aveva detto un suo collega salutista, uno di quegli idioti che pensano allo sport come soluzione ai mali del mondo, portatore di valori universali, dell’amicizia e simili baggianate, che al mattino uno dei cancelli del parco già alle 5.30 è aperto. Si infilò nella sua utilitaria e parcheggiò proprio di fronte al cancello che doveva essere aperto. Ed infatti era aperto e Luca entrò.
Non solo era buio pesto, ma anche nebbioso. Ogni tanto Luca, che camminava cupo e arrabbiato con le mani in tasca, veniva superato da gruppetti di vocianti e attempati podisti. Poi c’erano i vecchi pensionati insonni coi loro cani, nel patetico tentativo di addestrarli e farne dei campioni. Ma poi anche questi sparivano nel buio e nella nebbia.
Luca arrivò alla piazzetta del parco da cui si diramavano i tre viali principali. Davano l’idea di tre porte infernali, cupe nella nebbia della notte senza luna. Un gruppetto di podisti si infilò in uno dei viali. Un signore col solito pastore tedesco nell’altro. A Luca sembrò naturale scegliere il terzo viale.
Il viale piegava subito a destra e di lì iniziava a scendere nel vallone del bosco. E ad un certo punto iniziarono i rumori. Tanti, forti. Uccelli strani, ma anche animali al suolo, rumori indecifrabili, minacciosi. Luca ne fu colpito, era tutto molto particolare e strano in un luogo invece diversamente noto, con altri chiarori, con un altro animo. Ricordava di aver percorso tante volte quel viale con Luisa, tanti anni addietro, alla ricerca di un attimo di intimità. Sorrise al ricordo, ma anche se ne incupì. E poi era proprio buio pesto.
Neanche la civetta che emise il suo lugubre verso mentre Luca era steso sul terreno umido avrebbe potuto vedere quel ramo che Luca aveva inforcato e che lo aveva fatto cadere. E poi chi non sarebbe stato preso dal terrore nel sentire quell’animale infilarsi nell’orlo dei pantaloni e salire.
Luca balzò in piedi ed iniziò a correre, scomposto, come chi non lo fa da tempo o semplicemente non l’ha mai saputo fare. E tutto intorno un concerto assordante di lugubri versi della notte.
Luca non saprà che il suo capo che lo voleva licenziare è scivolato proprio su una carta di cioccolatini lasciata sul suo pianerottolo di casa da un bambino distratto o forse maleducato. Si è spezzato una caviglia ed il consiglio di disciplina dell’azienda ha valutato le carte che aveva, non l’asso nella manica che il capoccia avrebbe esibito in riunione e, senza la prova di quello che lui ha combinato, niente licenziamento. Non lo saprà perché un bambino, non quello della carta di cioccolatino, questo no, farebbe tanto romanzo, in una giornata tiepida d’autunno, uno di quegli scampoli di estate fuori stagione, stamane al parco ha intravisto un braccio in una buca, profonda poco meno di un metro. Il braccio appartiene al corpo di un uomo che è caduto all’indietro, battendo il capo sul terreno duro e spezzandosi la noce del collo all’istante, restando lì, a gambe stese e le braccia alzate, bloccate da un ramo e fissate in una posizione innaturale dal rigor mortis. Il braccio che il bambino ha visto appartiene al corpo di Luca.
